| Informazioni sugli attacchi di panico |
Per capire cosa sia un attacco di panico è indispensabile partire dal suo parente più prossimo: l'ansia.
Ciò che noi chiamiamo "ansia" è contemporaneamente una emozione di paura, una reazione fisica di attivazione (muscolare, cardiaca, e respiratoria, etc.) ed un insieme di pensieri legati all'idea di pericolo.
L'ansia deriva da un normale meccanismo fisiologico chiamato attacco-fuga presente in tutti i mammiferi. Questo meccanismo predispone l'animale o l'essere umano a reagire al pericolo attraverso la rapidissima attivazione di tutte le funzioni neurovegetative necessarie per una fuga o un attacco: accelerazione cardiaca, aumento del ritmo del respiro, tensione muscolare, aumento dell'attenzione e della vigilanza. In pochi istanti il nostro corpo è pronto ad attaccare o fuggire .
Il meccanismo attacco-fuga si rivela però inadeguato quando siamo di fronte ad un pericolo più evoluto , che riguardi cioè l'idea che abbiamo di noi stessi, della nostra posizione sociale, o che riguardi il nostro modo di vivere i rapporti con gli altri, oppure eventi temuti, insomma, pericoli di natura diversa dal pericolo fisico.
In molte situazioni di questo genere il meccanismo attacco-fuga può attivarsi ugualmente, pur essendo inutile oppure controproducente, in quanto il tipo di pericolo che viviamo richiede un impegno mentale e non fisico, e così chiamiamo ansia il nostro stato mentale e fisico.
La lista degli effetti della nostra reazione al pericolo, è in effetti la lista dei sintomi dell'ansia: senso di allarme, palpitazioni, irrequietezza, rigidità muscolare, respiro corto, bocca secca, gambre molli, vertigini, etc.
Quando per una qualsiasi ragione percepiamo dei sintomi di ansia, può accadere che ci spaventiamo per i nostri stessi sintomi, cioè può insorgere la paura di avere un grave malore, un attacco di cuore, di svenire, impazzire, perdere il controllo o fare una brutta figura davanti agli altri. Ma come ben sappiamo, qualsiasi tipo di pericolo può attivare il meccanismo attacco fuga, e quindi l'allarme che proviamo per i sintomi dell'ansia può generare un circolo vizioso di ansia che provoca ansia, ampliando la reazione di attacco fuga e moltiplicando così i sintomi e le paure, fino ad arrivare ad uno stato di ansia altissimo, noto come attacco di panico .
I sintomi del panico:
“sentire” il proprio cuore, palpitazioni
mancanza di respiro
dolori al torace
bocca secca
collo rigido
nodo alla gola
gambe molli
rigidità muscolare e crampi
formicolii alle dita
senso di confusione, stordimento, vertigini
irrequietezza e tremori
appannamento della vista
la realtà non ci sembra più la stessa
noi non ci sentiamo più gli stessi
Gli attacchi di panico possono insorgere inaspettatamente o in situazioni specifiche: in autostrada, in piazza, in mezzo alla folla, nel traffico, al supermercato, in ascensore, in galleria, in treno, quando si parla in pubblico, ad un esame, mentre ci si confronta, ecc.
Accade così che, una volta provati degli attacchi di panico in certe specifiche situazioni, tendiamo ad evitarle. L' evitamento delle situazioni temute aiuta però solo apparentemente a risolvere il problema. Ben presto, la frustrazione che deriva dalla limitazione sempre crescente della propria vita produce un danno maggiore degli attacchi di panico e predispone ulteriormente all'ansia, alle fobie e alla depressione .
Per questi disturbi, la terapia oggi considerata più efficace dalla comunità scientifica internazionale è la psicoterapia cognitivo-comportamentale . Praticata individualmente o in gruppo, essa riesce – spesso in un tempo relativamente breve – a spezzare il circolo vizioso dell'ansia e del panico attraverso l'apprendimento di strumenti che consentono di:
- riprendere il controllo delle funzioni corporee (tensione muscolare, respirazione) con immediata riduzione dei sintomi;
- ristrutturare alcuni pensieri irrealistici e convinzioni negative che alimentano il circuito dell'ansia;
- organizzare un “piano di riesposizione” alle situazioni temute.