Ilfarodellavita: Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé - Ilfarodellavita

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Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé di Alice Miller, segnalatoci da Hexe

#1 L   Saretta76 

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Segnalo ulteriormente questo libro che la nostra cara Hexe, sempre pronta a dare una mano nonchè prodiga di spunti interessantissimi, consiglia in una discussione all'interno di questa sezione.



Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé, editore Bollati Boringhieri, pp.130, € 18,00

commento di Francesco Roat

È un bravo bambino,
per questo sarà infelice.


A leggere il bel libro di Alice Miller (psicoterapeuta, nonché psicoanalista alquanto eterodossa), fin dalle prime pagine appare evidente come il dramma del bambino dotato non sia problema di appartenenza esclusiva ai bambini dotati, bensì interessi un po’ tutti quanti gli ex fanciulli troppo desiderosi di soddisfare le aspettative genitoriali; ma tant’è: il titolo è suggestivo, sia nella puntuale traduzione italiana che nell’originale tedesco: Das Drama des begabten Kindes (Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé). Veniamo però alla tesi del saggio.

Secondo la ricerca della Miller, va innanzitutto ribaltato il luogo comune per cui i figli considerati l’orgoglio dei loro genitori avrebbero, da adulti, una salda consapevolezza del loro valore e una chance in più per realizzarsi. Al contrario, secondo l’autrice, spesso da grandi essi rivelano una scarsa autostima, soffrono di sensi di colpa o depressione e vengono colti con frequenza dal timore di aver tradito l’immagine ideale che di se stessi si erano costruiti o, meglio, mamma e papà avevano finito col fabbricare per quei loro figli così ubbidienti e in gamba. Riassunto in parole povere: gli ex bravi ragazzi non necessariamente diverranno uomini (o donne) felici e realizzati. Anzi.

Prima di illustrare la sua tesi, la Miller pone all’attenzione del lettore alcune premesse, secondo le quali in primis bisogno essenziale di ogni bambino è il venir considerato (amato) per quello che realmente è e per ciò che egli emotivamente prova o esprime in ogni fase del suo sviluppo infantile. Solo se sia presente un siffatto clima di accettazione/comprensione, infatti, sarebbe possibile un “sano sviluppo”, atto a favorire successivamente la separazione dalla figura materna e l’autonomia. Ma se i padri e le madri di tali bambini sono un tempo cresciuti in uno “stato di carenza affettiva” e senza la comprensione partecipe dei loro genitori; se sono rimasti essi stessi degli insicuri, non permetteranno una crescita armonica ai propri figli che perpetueranno fatalmente il loro disagio.

Stanti tali premesse, ne consegue che il cosiddetto “bravo bambino” altri non si rivela che un piccolo essere il quale, per paura di perdere l’amore di mamma e papà, evita di manifestare sentimenti (soprattutto negativi: quali rabbia, invidia o paura) che vede non tollerati dalla coppia genitoriale e finisce per adattarsi invece con docilità a quei modelli di comportamento e condotta che i due membri più presenti e autorevoli della famiglia finiscono più o meno consciamente per imporre al bimbo. Ma ciò fa sì vengano compressi e soffocati i tratti maggiormente autentici della personalità, con tutto il corollario di insicurezza, impoverimento ed alienazione psichica che ne deriva. Per non parlare dei casi, cui si tratta nel saggio, nei quali il falso Sé – come lo chiama la Miller – si maschera dietro a una fragile grandiosità e supponenza maniacale: schermo inautentico che presto o tardi tende ad incrinarsi, facendo magari scivolare il soggetto nei gorghi di un micidiale stato depressivo.

La domanda da porci, allora, credo sia una sola: può giovare la psicoterapia in casi siffatti? L’autrice, ovviamente, ne è convinta, insistendo sull’opportunità di rielaborare il lutto del disamore patito durante l’infanzia dai bambini dotati o troppo buoni che dir si voglia. Unita alla necessità di far comprendere loro come l’ammirazione, il plauso e l’accettazione dei grandi non era davvero rivolta ai piccoli adulti ma giusto all’ubbidienza o alle prestazioni brillanti loro. “A questo punto” scrive ottimista la Miller “succede che il vero Sé, dopo decenni di silenzio, può risvegliarsi alla vita con una rinnovata capacità di sentire”; sostenendo altresì come per tali persone, solo la capacità di rivivere i sentimenti infantili rimossi ? con tutta l’impotenza ad essi collegata ? consente di rinforzare sicurezza, autonomia ed autostima.

Si magnifica insomma qui il ruolo dello psicoterapeuta (psicoanalista o meno) cui vengono richiesti in primo luogo disponibilità all’ascolto, capacità empatica e assoluto rispetto per il vissuto emozionale – quale che sia ? del paziente. Ma, dice bene la Miller, attenti alle illusioni, perché il significato profondo della psicoterapia non sta nel “correggere il destino del paziente” o, peggio ancora, nel prospettargli esaustive soluzioni/razionalizzazioni sanatrici, “bensì nel consentirgli l’incontro col proprio destino”. E ciò non mi sembra davvero cosa di poco conto.

Citazione dal testo:

Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell'infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi,"riparare i guasti", riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l'unica che ci dia la possi bilità di abbandonare infine la prigione invisibile - e tuttavia così crudele - dell'infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa.

Indice del volume:

1. Il dramma del bambino dotato e come siamo diventati psicoterapeuti
2. Tutto fuorché la verità
3. Il povero bambino ricco
4. Il mondo perduto dei sentimenti
5. Alla ricerca del vero Sé
6. La situazione dello psicoterapeuta
7. Il cervello d'oro
8. Depressione e grandiosità due forme della negazione
9. Destini dei bisogni infantili
10. L'illusione dell'amore
11. Fasi depressive durante la terapia
12. La prigione interiore
13. Un aspetto sociale della depressione
14. La leggenda di Narciso
15. Il circolo vizioso del disprezzo
16. La mortificazione del bambino, il disprezzo della debolezza e le loro conseguenze. Esempi tratti dalla vita quotidiana
17. Il disprezzo alla luce della terapia
18. Postfazione
19. Ringraziamenti
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#2 L   simel 

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Posted 31 October 2007 - 01:39 PM

Grazie Sarettina....veramente interessantissimo.......comincio a pensare che,nonostante la mia infanzia,come madre ho fatto un discreto lavoro permettendo a mio figlio (non con poca sofferenza) di conquistarsi la sua crescita e indipendenza
Grazie infinite
Futura timens ,vivere nescit ......
"ok....sarò l'ultimo bullone...dell'ultima ruota,dell'ultimo carro.....ma se salto io qui tutto finisce in mer....."
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#3 L   Light Angel 

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Posted 31 October 2007 - 01:41 PM

Simellina....sei una madre stupenda,altrochè.... :corsodispari_blush:
Light Angel (portatrice sana di Mononeurone etildipendente...)

"Non può piovere per sempre..."

Ragazzi mi trovate in sezione disturbi alimentari....se avete bisogno contattatemi....e Neury vi risponderà!!!



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#4 L   simel 

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Posted 31 October 2007 - 01:58 PM

che bene che ti voglio Light........e anche agli altri.....siete stupendi
Futura timens ,vivere nescit ......
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#5 L   Saretta76 

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Posted 31 October 2007 - 02:49 PM

QUOTE (simel @ Oct 31 2007, 12:39 PM) <{POST_SNAPBACK}>
Grazie Sarettina....veramente interessantissimo.......comincio a pensare che,nonostante la mia infanzia,come madre ho fatto un discreto lavoro permettendo a mio figlio (non con poca sofferenza) di conquistarsi la sua crescita e indipendenza
Grazie infinite

Puoi esserne sicura simel, hai fatto un ottimo lavoro, un ottimo lavoro!
Io sono 6 anni indietro a te biggrin.gif per cui mi riservo di chiederti consigli, preparati image339.gif
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#6 L   penelope 

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Posted 31 October 2007 - 11:04 PM

Incredibile, mi sembra di leggere la mia vita image102.gif
E' vero, non bisogna stare a rimuginare su cosa è andato storto nell'infanzia che ci ha fatto maturare nel senso "sbatliato", ma bisogna provvedere a rimediare.. Io piano piano ce la sto facendo.. è dura però..
L'unica cosa che non capisco è che qui e un po' ovunque si parla del bambino che va bene a scuola, è ubbidiente e perfetto in tutto, per rispettare un modello richiesto dai genitori.. Il bello è che io ho un senso di diligenza innata... mia madre non mi ha mai detto: "fai i compiti", non mi è mai stato ordinato nulla, ho sempre fatto tutto io da sola, sono sempre stata io a voler dare il massimo.. Allora che sia io stessa artefice del mio destino?????
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#7 L   Saretta76 

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Posted 02 November 2007 - 02:41 PM

Cara penelope, secondo me il fatto che il desiderio di fare del tuo meglio venisse da te più che da imposizioni parentali è una buona cosa, indice di volontà e forza d'animo... certo se siamo troppo severi con noi stessi non ci facciamo de bene.
Mi ricordi un pochino il comportamento che mia madre aveva da ragazza (e che ha sempre paragonato al mio che al confronto era da nullafacente nonostante il buon rendimento scolastico) che studiava, approfondiva in autonomia e senza nessuna pressione da parte dei miei nonni, negandosi da sola piccoli svaghi come la lettura dei giornalini (li accantonava tutti per l'estate)... lei mi ha spiegato che si comportava così perchè essendo una ragazza timida e insicura sentiva il bisogno di dare il massimo e eccellere dove poteva.
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#8 L   penelope 

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Posted 02 November 2007 - 03:10 PM

QUOTE (Saretta76 @ Nov 2 2007, 01:41 PM) <{POST_SNAPBACK}>
Cara penelope, secondo me il fatto che il desiderio di fare del tuo meglio venisse da te più che da imposizioni parentali è una buona cosa, indice di volontà e forza d'animo... certo se siamo troppo severi con noi stessi non ci facciamo de bene.
Mi ricordi un pochino il comportamento che mia madre aveva da ragazza (e che ha sempre paragonato al mio che al confronto era da nullafacente nonostante il buon rendimento scolastico) che studiava, approfondiva in autonomia e senza nessuna pressione da parte dei miei nonni, negandosi da sola piccoli svaghi come la lettura dei giornalini (li accantonava tutti per l'estate)... lei mi ha spiegato che si comportava così perchè essendo una ragazza timida e insicura sentiva il bisogno di dare il massimo e eccellere dove poteva.


Esatto! Anch'io ho sempre fatto così.. approfondivo e cercavo di essere brava in tutto perché forse a relazionarmi con gli altri non ero tanto brava.. Ora ho trasformato quello che una volta facevo per "distrarmi", ossia mi buttavo tutta nello studio per autoconvincermi del fatto che valevo qualcosa, in una cosa costruttiva.. ossia approfondisco, studio e mi informo sulle cose che mi appassionano.. ma ho smesso di voler essere la "tuttologa".. esempio: dal momento che di politica ne capisco poco e sincermanete ho capito che poco mi interessa, ho smesso di leggermi libri di storia e di politica senza capirci una mazza e mi dedico con sincero interesse a quello che mi piace.. ho scoperto che è anche bello avere dei limiti e riconoscerli..
Mi ha colpito il titolo del libro: "La ricerca del vero sé"... forse era proprio questo che mi mancava: ero insicura e non sapevo cosa volevo dalla vita.. cercando di eccellere forse speravo che il mio destino sarebbe come dire.. arrivato da solo! Invece con la terapia sono riuscita a dipanare quest'intricata matassa che sono i miei pensieri e ho capito che l'essere intelligenti ed essere bravi in tante cose può essere un handicap grave, perché finite le scuole superiori senti mancare quel "terreno solido".. devi imparare a capire cosa vuoi per te, per la tua vita, dove indirizzarti.. Bisogna insomma "crescere".. e questo mi ha fatto tanto male.. alla fine ce la sto facendo, ma che anni bui ho passato! Per questo leggendo il commento al libro: "È un bravo bambino,per questo sarà infelice" e "Secondo la ricerca della Miller, va innanzitutto ribaltato il luogo comune per cui i figli considerati l’orgoglio dei loro genitori avrebbero, da adulti, una salda consapevolezza del loro valore e una chance in più per realizzarsi. Al contrario, secondo l’autrice, spesso da grandi essi rivelano una scarsa autostima, soffrono di sensi di colpa o depressione e vengono colti con frequenza dal timore di aver tradito l’immagine ideale che di se stessi si erano costruiti o, meglio, mamma e papà avevano finito col fabbricare per quei loro figli così ubbidienti e in gamba. Riassunto in parole povere: gli ex bravi ragazzi non necessariamente diverranno uomini (o donne) felici e realizzati. Anzi." ho pensato a me stessa..
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#9 L   Saretta76 

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Posted 02 November 2007 - 03:26 PM

Grazie per esserti raccontata così bene penelope, è davvero interessante per me (e sicuramete non solo) leggere quello che hai scritto.
Devi aver passato dei periodi davvero duri ma mi sembra che da allora tu abbia fatto passi da gigante ohmy.gif non è facile, brava davvero!
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#10 L   penelope 

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Posted 02 November 2007 - 03:41 PM

No, non è stato facile per niente, e di tempo ce ne è voluto, per questo insisto tanto nel dire che i risultati di una psicoterapia non si vedono in 2 mesi... A volte ho avuto anch'io dei periodi in cui pensavo di interrompere e arrendermi ma fortunatamente non l'ho fatto...
Questo vuol dire che tutti, qualunque sia il malessere che portiamo dentro, possiamo sconfiggerli..
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#11 L   dott.ssa Chiara Minerva 

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Posted 02 November 2007 - 04:05 PM

salve, scusate se mi intrometto .... ho letto il libro ed è molto interessante... ve lo consiglio!!!!!!!!
saluti
c.m.
Dott.ssa Chiara Minerva
Psicologo
Esperto in Psicodiagnostica-Esperto in Tecniche di Rilassamento-Psicoterapeuta in formazione.
Tel.: 346/68.91.574
Spazio web: www.chminerva.blogspot.com
(Roma)



Si ricorda a tutti gli utenti che, via web e telefonicamente, non è possibile effettuare consulenze, interventi di sostegno psicologico e valutazioni psicodiagnostiche.

I numeri telefonici non visibili e gli sms non riceveranno risposta.
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#12 L   Saretta76 

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Posted 02 November 2007 - 04:25 PM

Grazie per il consiglio dottoressa!
E continui a "intromettersi" biggrin.gif lo apprezziamo moltissimo! smile.gif
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